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Nelle vacche da latte il fegato grasso ha una causa nascosta

«L’infiammazione metabolica, al momento non diagnosticata, può alterare il metabolismo di nutrienti delle vacche “fresche”. Gli antiossidanti possono essere una soluzione.»
J.Farney, B.Bradford

Il periodo della transizione per le vacche da latte rappresenta un momento critico a livello metabolico (momento di sfide metaboliche). La maggior parte dei problemi è dovuta al bilancio energetico negativo legato al repentino aumento di nutrienti necessari in lattazione in associazione alla scarsa alimentazione dopo il parto.

Le vacche in transizione spesso fanno esperienza di un deficit di calorie del 25% rispetto al totale loro necessario. Ciò conduce all’eliminazione dei grassi immagazzinati nel corpo come NEFA e conseguente sintesi di ketoni (BHBA).

Quando questi processi si innescano troppo rapidamente o troppo a lungo, questo può comportare l’accumularsi di grasso nel fegato. Questo da luogo al problema del cosiddetto “fegato grasso”. Il fegato grasso è stato individuato come responsabile di altre disfuzioni come ketosi, dislocazione abomasale, mastiti, metriti e problemi riproduttivi.

 

L’infiammazione nascosta

Recenti studi suggeriscono che l’infiammazione metabolica gioca un ruolo importante nello sviluppo del problema del fegato grasso.

Molti di noi ben conoscono l’infiammazione acuta- rossore, calore e dolore che accompagnano un’infezione locale.

Benché l’infiammazione metabolica condivida con l’infiammazione acuta numerosi sintomi identici, i suoi effetti sono di gran lunga meno ovvi.  L’infiammazione di livello basso, estesa a tutto il sistema produce cambiamenti sul comportamento animale e sui sistemi di controllo fisiologici.

Infatti, i sintomi dell’infiammazione sub-acuta sono simili a ciò che si riscontra nel periodo di transizione: diminuzione di ingestione, rilascio di grasso corporeo immagazzinato e accumulo di grasso nel fegato.

Le infezioni uterine e mammarie, entrambe molto comuni nella fase della transizione, possono causare sia infiammazione locale acuta sia infiammazione metabolica.

Persino le infezioni subcliniche non diagnosticate possono causare cambiamenti nella funzionalità generale dell’animale attraverso questa infiammazione di lieve entità.

In aggiunta, il tessuto adiposo è in grado di produrre cause d’infiammazione.

Questi fattori possono contribuire a disordini metabolici in vacche sovrappeso.

Nell’insieme, questa combinazione di sintomi infiammatori multipli possono giocare un ruolo consistente nello sviluppo del fegato grasso.

La ricerca dimostra che le vacche con i profili infiammatori più acuti corrono il rischio più alto di avere disfunzione in transizione. Esse hanno concentrazioni di calcio serico più basse, impiegano più tempo a ingravidarsi di nuovo e producono messo latte nel primo mese di lattazione.

Il nostro campione nel 2009

Inducendo sperimentalmente l’infiammazione metabolica per 7 giorni, raddoppia la quantità di grasso nel fegato nelle vacche in fine lattazione

Questi risultati confermano che eccessiva infiammazione compromette la normale funzionalità del fegato e può sviare la transizione alla lattazione.

Antiossidanti come la vitamina E e il selenio hanno dimostrato di essere efficaci per la salute in transizione e per l’infiammazione.

Le vacche in transizione che hanno ricevuto la vitamina E hanno sviluppato meno mastiti e ritenzioni placenta rispetto a quelle che non l’hanno ricevuta.

La dose di vitamina E consigliata è di 1,500 IU al giorno per vacche asciutte in close-up.

 vacche da latte - disordini metabolici

Disordini metabolici

Altre soluzioni possibili…

Il selenio è un altro importante antiossidante, specialmente se combinato con la vitamina E.

I maggiori benefici derivanti dal selenio si hanno quando la vitamina E è marginale. Ovvero si ottengono mantenendo la giusta proporzione tra i due nutrienti dovrebbe migliorare la salute delle vacche in transizione.

I nutrizionisti individuano la concentrazione di selenio vicina al limite FDA di ppm.

I farmaci anti-infiammatori non-steroidali (NSAIDs) sono usati per contrastare gli effetti dell’infiammazione (febbre, dolore, rossore, gonfiore). Questi farmaci sono stati usati per le mastiti, ma di rado per combattere disordini metabolici. Essi sono di norma efficaci nell’abbassamento della temperatura corporea ma non limitano la gravità dell’infezione.

Trevisi e suoi collaboratori hanno iniettato Aspirina per 5 gg dopo il parto. Hanno riscontrato un miglioramento nella produzione di latte nei primi due mesi di lattazione e indici di concepimento più alti alla prima fecondazione.

Lo studio ha mostrato anche che grazie all’aspirina l’incidenza di ketosi si riduce del 4.4% rispetto al 22.7% ; al contempo tuttavia si è innalzata l’incidenza di metriti (30.4% vs. 13.6%).

Più latte e più malattie

In uno studio realizzato da un nostro gruppo di ricerca, il sodio salicilato NSAID è stato somministrato attraverso taniche di acqua singole per 7 gg dopo il parto.

Produzione e salute sono state monitorate costantemente per 21 gg. E’ stata valutata la produzione di 305 gg le vacche in terza o maggiore lattazione che hanno ricevuto il sodio salicilato (SS), hanno prodotto 5,431 libbre di latte in più e 285 libbre di latte grasso in più.

Tuttavia l’SS hanno portato una più elevata incidenza di metriti nei primi 21 gg in lattazione. Per contro, le vacche in prima lattazione che hanno ricevuto l’SS, hanno avuto un’inferiore produzione di latte 305 gg e un rischio maggiore di essere rimosse dalla mandria durante la stessa lattazione.

Ora come ora, l’utilizzo di SS per combattere l’infiammazione metabolica nella prima lattazione non è accettato dalla FDA. Queste scoperte però aumentano le possibilità che possa essere approvato in futuro.

E’ sempre più evidente che l’infiammazione può essere il fattore chiave nello sviluppo di molti problemi in transizione.

Dal momento che questa si sviluppa in risposta all’infezione e altera il metabolismo dei nutrienti, l’infiammazione può fornire un collegamento tra disfunzioni infettive e metaboliche che sono comuni durante il periodo della transizione.

Questo studio suggerisce l’utilizzo di integratori antiossidanti nelle razioni delle vacche asciutte agli allevamenti interessati dai problemi della transizione.

La ricerca potrà fornire ulteriori strumenti in futuro per combattere l’infiammazione. In modo più diretto e ancora più efficace nelle vacche in transizione.

In futuro

E’ auspicabile che il progresso in merito alla patologia della disfunzione in transizione ci aiuterà a limitare il numero delle vacche in prima lattazione che devono lasciare la tua mandria.

 

Danio Buoli

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