Veterinario e Buiatra, il Blog di Danio Buoli

Il metabolismo del calcio

Il calcio e il suo metabolismo

Considerando il ruolo biologico di primo piano del calcio (Ca++), non sorprende che questo minerale, finemente regolato da sostanze ormonali e non, sia soggetto a un controllo piuttosto complesso.

Scopo primario dell’omeostasi calcica è quello di mantenere costanti le concentrazioni ematiche di calcio.

calcio

Il calcio è così ripartito nell’organismo:

  • mineralizzato delle ossa 98%
  • plasmatico 1% (di cui 50% ionizzato e 50% legato a proteine e sali)
  • extracellulare e intracellulare 1%.

 

La perdita elevata di Ca++ che avviene a fine gravidanza per il completamento delle strutture ossee del vitello e per la produzione di colostro possono causare dei cali più o meno elevati di calcio ematico. È opportuno ricordare che la quantità di Ca++ elementare presente nella prima munta di colostro, corrisponde a 4-5 volte la quantità di calcio totale in circolo nel sangue delle bovine. Il colostro, infatti, contiene circa 2 gr/l di calcio, mentre mediamente nel sangue sono presenti circa 5-7 gr dello stesso.

 

L’ipocalcemia si può manifestare in due forme:

Clinica, ormai ridotta a percentuali del 3,5/7%

Subclinica (SCH), forma questa che interessa il 25% delle primipare e il 50% delle pluripare.

 

 

L’ipocalcemia subclinica è una patologia subdola, diagnosticabile solo strumentalmente nel periodo di massimo pericolo, rappresentato dai 3-4 giorni dopo il parto. In passato sono stati considerati valori subclinici quelli compresi tra 5,5 mg/dl e 8 mg/dl. Quest’ultimo valore pare debba essere ulteriormente aumentato a 8,59 mg/dl (Martinez et al. 2012).

L’SCH è quindi condizione comune nell’immediato post-partum (Reinardt et al. 2011) dovuta all’elevata perdita di calcio con il colostro, associata ad un’inadeguata capacità di mobilitazione delle proprie riserve organiche (Goff 2008). Questa capacità di mantenere stabile la calcemia si riduce con l’aumentare del numero dei parti.

I grafici qui di seguito riportano la mia personale esperienza veterinaria sul campo che conferma le tesi precendemente menzionate:

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Le patologie direttamente riconducibili all’SCH possono essere così sintetizzate:

  • aumento della cortisolemia (5-7 volte), come fattore di immunodepressione (Hors e Jorgensen 1982)
  • concentrazioni elevate di cortisolo riducono la chemiotassi e l’attività antibatterica dei neutrofili (Roth et al. 1982, Salak, Jonsohn, McGlone 2007)
  • SCH come agente di stress
  • diminuzione della contrattilità della muscolatura liscia (Arsen et al. 2003)
  • diminuzione della contrattilità ruminale e abomasale (Chapinal 2011)
  • diminuzione della contrattilità degli sfinteri dei capezzoli (Curtis et al. 1983)
  • diminuzione della contrattilità del miometrio e conseguente incremento delle ritenzioni placentari
  • diminuzione dei neutrofili e aumento dell’incidenza delle metriti (Ducusin 2003)
  • aumento dei parti languidi con incremento delle distocie (Curtis 1983)
  • maggiore rischio di prolasso uterino (Risco 1984)
  • diminuzione del calcio intracellulare che si verifica prima della riduzione del calcio ematico (Kimura 2006).

 

Il calcio è un messaggero secondario dell’immunità cellulare. Dopo la fissazione dell’antigene sul linfocita, la liberazione del calcio contenuto nel reticolo endoplasmatico favorisce la produzione di anticorpi e peptidi antibatterici. L’SCH causa la riduzione del 40% della capacità dei neutrofili di aggredire i batteri e del 30% circa la capacità dei linfociti di produrre anticorpi.

L’incidenza delle metriti si riduce del 22% per ogni aumento di 1 mg/dl del Ca ematico totale (Martinez 2012).

L’SCH causa l’aumento di NEFA e B-OHB (Martinez 2010 e Chapinal 2011).

Veterinario

Modalità di prevenzione dell’SCH

Si può provare a prevenire l’ipocalcemia subclinica (SCH) mediante interventi nel close-up:

  • controllo dell’apporto di K+
  • controllo dell’apporto di Ca++, Mg++, P
  • acidificazione della dieta

Questi provvedimenti sembrano essere in grado di ridurre l’incidenza dell’SCH del 15-25% (Garret 2013) senza tuttavia arrivare ad annullarla.

 

I possibili ulteriori interventi atti a contrastare questa patologia possono essere fondamentalmente due:

  • infusione sottocutanea al momento del parto di gluconato di calcio
  • somministrazione di boli di calcio.

 

La prima modalità di intervento ha controindicazioni importanti:

  • la quantità di Ca elementare infuso è modesta (500 ml di calcio gluconato al 20% infondono solo 10 gr di calcio elementare)
  • l’istolesività della soluzione infusa che imporrebbe la somministrazione di quantità massime di 75 ml per ogni punto di inoculo (Garret 2013)

 

Decisamente più efficace è la modalità della somministrazione di Ca attraverso boli di sali di calcio (CaCl2, CaSO4, ecc.). Questa soluzione di facile impiego e senza rischi reali consente un rapido incremento del Ca totale che si protrae nel tempo.

Ulteriore buona caratteristica di questi boli è l’effetto anionico dei sali contenuti: i grafici riportati di seguito indicano i valori calcemici di animali trattati in questo modo.

 

In conslusione

Gli allevamenti che hanno adottato stabilmente il trattamento post-partum con Bovikalc hanno rilevato nell’immediato il crollo delle patologie tipiche del periparto (metriti, ritenzioni placenta, involuzioni lente dell’utero, dislocazioni abomasali) e successivamente hanno registrato un deciso miglioramento delle performance riproduttive (Conception Rate aumentato mediamente del 5-6%).

 

Danio Buoli

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